Matsucoccus feytaudi, il killer dei Pinus pinaster (Pino marittimo).

Insetto appartenente alla famiglia delle "Cocciniglie", succhiatore di linfa vegetale.

L'attività a danno dei Pinus porta ad un rapido indebolimento delle essenze aggredite che possono essere così facilmente colonizzate da altri agenti, di solito insetti xilofagi, che contribuiscono al deperimento, sino alla morte, dell'albero colpito.

Segni della presenza:

Resinazione lungo tronchi e rami e arrossamenti a chiazze delle chiome sono sintomi che individuano le infestazioni di quest’insetto sul Pino marittimo. La pianta così attaccata subisce un deperimento vegetativo progressivo con caduta di aghi sino alla morte nell’arco di alcuni anni. In una prima fase detta “di infiltrazione” si osservano solo alcuni attacchi su nuclei isolati di piante, dopo 3-5 anni dai primi attacchi si ha invece la fase di “generalizzazione” con disseccamenti e morie diffuse. Altri insetti xilofagi, attratti dallo stato di debolezza dei pini provocato da Matsucoccus feytaudi, contribuiscono ad accelerare il decadimento della pianta.

Ciclo biologico

Dalla metà di aprile a quella di maggio, dalle uova si sviluppano le “neanidi”, larve lunghe 0,3‐0,4 mm, giallastre, a forma di lente piano‐convessa, a sezione ellittica. Dapprima immobili e incapaci di nutrirsi, le neanidi si disperdono poi sugli aghi e sulla corteccia del tronco e dei rami, alla ricerca di un interstizio tra le placche corticali, in cui sistemarsi e infiggere lo stiletto boccale succhiatore.
Durante la fase mobile questi parassiti possono facilmente essere portati via dal vento; i venti più frequenti in Liguria sono quelli che spirano dai quadranti settentrionali, per cui buona parte delle neanidi finisce sicuramente in mare; sono attivi, però, anche venti da sud e brezze di mare e di terra, per cui le neanidi possono effettivamente venire trasportate su altri pinastri e diffondere l’infestazione.
Tra la metà di settembre e quella di ottobre avviene il passaggio allo stadio successivo: le neanidi della linea femminile danno forme lunghe fino a 2,2 mm, tozze, con l’aspetto di una lente piano‐convessa, statiche, di colore bruno‐violaceo; quelli della linea maschile danno individui più stretti e allungati. Le prime, a partire dalla metà di gennaio, si trasformano in femmine, i secondi, in dicembre, daranno uno stadio di “preninfa” mobile (2,5 mm di lunghezza), che diventerà ninfa fissa, imbozzolata in una secrezione cerosa; completata la metamorfosi, si ottiene il maschio.

Il Decreto Ministeriale del 1996 ne impone la Lotta Obbligatoria.

Al link due documenti a cura dell'APAT e dell'IPLA (pdf).