Una raccolta di pubblicazioni inerenti l'Arboricoltura

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Alberi nelle Aree Urbane - LIPU 2010

Size: 1.3 MBCreated: 2017-02-05 16:32Modified: 2017-02-05 20:51Downloaded: 220x

Gli Alberi nelle Aree Urbane: Dossier a cura del Responsabile Nazionale Ecologia Urbana della LIPU.

Un documento del 2010, Anno Internazionale della Biodiversità.

SONO TRASCORSI PIÙ DI 30 ANNI E NON È CAMBIATO NIENTE…


Gianfranco Barsotti, ex Direttore del Museo di Storia Naturale di Livorno e Viviano Mazzoncini nel 1976 scrivevano l’articolo “L’importanza delle piante autoctone nell’arredo della città”, di cui si riporta di seguito un passaggio:
La potatura non deve essere la rasatura alla militare. La potatura a palo, che viene
fatta periodicamente agli alberi cittadini, è un fenomeno che salta ben evidente agli
occhi di tutti. La potatura è una pratica antichissima applicata essenzialmente alla
frutticoltura, ma che successivamente è stata adottata anche per altre finalità come
quella estetica, per dare certe forme geometriche a certi tipi di alberi o di siepi, per lo
sfruttamento del legno nei boschi mantenuti a ceduo, per eliminare rami che possono
essere di ingombro o di pericolo per cose o persone, ed infine a scopo fitoterapico per
eliminare per esempio un ramo attaccato da parassiti vegetali od animali, prima che
tutta la pianta ne sia attaccata. E’ nella frutticoltura però che la pratica della potatura
ha la sua più esatta giustificata applicazione. Essa mira, specialmente oggi, a dare alla
pianta la conformazione voluta per il tipo di raccolta che si vuole fare, meccanica o
manuale, per ottenere produzioni annue costanti nella qualità e quantità dei frutti, a
tutto vantaggio della economicità (..). Tornando alla “potatura a palo” delle piante
urbane è senz’altro da escludere che tale pratica venga fatta per motivi di ordine
estetico, fitoterapico o di ingombro spaziale, in quanto è identica per tutte le piante
qualunque sia la loro ubicazione (..). E’ fuori dubbio che la potatura non serve ad
allungare la vita vegetativa della pianta, né tanto meno a migliorarne lo stato
vegetazionale qualora questo sia precario per motivi di carattere ambientale, anzi,
come è già stato ricordato, se questa pratica viene fatta senza competenza e spinta agli
estremi, può portare a morte la pianta. Ed anche quando le piante non risentono
apparentemente di danni immediati esse cessano per alcuni anni di esplicare la
funzione per la quale sono state un tempo messe a dimora, cioè quella di fare ombra,
di rendere più salubre l’ambiente e di ingentilire il paesaggio, infatti deve passare del
tempo prima che la pianta riformi la folta chioma propria della sua età; anzi ciò viene
quasi sempre impedito, perdendosi così un grande potenziale di verde. Perciò quando
assistiamo agli interventi di potatura nelle aree urbane, molto spesso, l’unica
spiegazione possibile che ci viene alla mente è quella dello sfruttamento del legno, una
finalità assurda nella gestione del verde cittadino.”
E nel 1984 Franco Paolinelli scriveva, nel suo saggio “Gli alberi e la città”:
“Se quindi la progettazione degli impianti viene fatta correttamente, se si evita di
costruire case troppo vicine ad alberi già esistenti, si collocano tubi sotterranei
cercando di non tranciare gli apparati radicali degli alberi e se infine si fanno periodici
controlli fitosanitari, si potranno evitare molti interventi di potatura, con grande
beneficio degli alberi e delle casse comunali. Nell’illusione, invece, di ridurre i costi,
spesso le amministrazioni pubbliche decidono di potare raramente, ma drasticamente,
eseguendo la cosiddetta capitozzatura, sviluppatasi in campagna per precise esigenze di
coltivazione. In città si ottiene un occasionale carico di legna da ardere e si fa il lavoro
alla svelta, con vantaggio della ditta appaltatrice, ma si ottiene anche la distruzione
della pianta.